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Il mio sogno (a pezzettini)

sfondo presentazione

C’era una volta una bambina che, oltre a desiderare moltissimo una barbie sposa, a misurare di nascosto da sua madre il suo velo da sposa e a rincorrere supersantos con le ginocchia perennemente sbucciate, “da grande” voleva fare la scrittrice.

Aveva diari in cui scriveva fitto fitto tutto quello che le passava per la mente e la sua felicità di undicenne consisteva nello stare seduta a terra nella sua camera, in silenzio, a riempire quelle pagine bianche che non avrebbe mai riletto. Tutto quello che sentiva prendeva una forma e tutto – dalle cose belle a quelle meno – sembrava più chiaro, più limpido, più consapevole.

Il tempo passava e il suo sogno era sempre lì, a farle compagnia insieme a tutti quei quaderni che si impilavano dietro ai libri del liceo prima e di università, poi.

Poi.

Poi, dopo tantissimo tempo da quei diari e quaderni nascosti, una sera, un mercoledì di un novembre 2007, navigando distrattamente su internet con la tv accesa a farle compagnia, scoprì un mondo parallelo e incredibilmente affascinante: quello popolato dai blog.

All’inizio pensava fossero dei semplici siti, non capì proprio immediatamente di cosa si trattasse. Passò tutta la notte a leggere quei diari on line tenuti da persone coperte da nick name e foto profilo astratte, fatte di loghi, lettere, personaggi storici, animali.

Il tempo passò davvero velocemente dato che, se ripensa a quella serata, si ricorda solo che a un certo punto vide passare la luce del giorno attraverso le persiane della sua camera.

C’era chi parlava di maternità, chi semplicemente raccontava i suoi sentimenti, chi affrontava dei temi particolari, come il cinema, il teatro, la poesia. Si parlava in terza persona, forse per mantenere un certo distacco o per compensare tutta quella vita che scorreva sulle tastiere dei pc.

Lei si era affezionata a cinque-sei blogger e le piaceva lasciare sempre un segno che era passata di lì, un commento, un messaggio privato.

E allora un giorno decise che quei diari che continuava sempre a scrivere potessero assumere una forma diversa. Pensò al primo nome che le venisse in mente: la sera prima aveva provato per la prima volta il ristorante giapponese e fu così che nacque Ilovesushi su splinder.

Il suo primo post fu incredibilmente (e inspiegabilmente per lei) commentato e in pochi mesi riuscì a trovare amiche virtuali con cui si scambiò indirizzi email con nomi reali e con cui riuscì anche a incontrarsi, per accorgersi che non erano affatto diverse da quanto aveva imparato a vedere on line, dato che, dopo pochi minuti davanti a un caffè, sembrava si conoscessero da una vita. E certo, tutta la vita vissuta – i gusti, le passioni, lo stato civile, le arrabbiature – era raccontata nei diari on line. Si saltavano i convenevoli del “chi sei, cosa fai”, si sapeva già tutto, dato che si era state oneste o semplicemente se stesse sul web.

Poi quel blog fu chiuso, nuove avventure fuori dalla rete stavano nascendo in una città nuova e purtroppo un errore di valutazione le fece pensare che c’era troppa vita fuori per poter restare dentro a scrivere.

Il sogno non era però mica svanito. Esisteva ancora, ma sopito. Era finito nel calderone dei sogni irrealizzabili, quelli che poi ti vergogni a raccontare perché sembrano sfiorare il ridicolo.

Poi.

Poi.

Poi la vita sorprende sempre o forse ci sono dei momenti in cui ci rifiutiamo di pensare all’impossibilità delle cose, al fatto che la strada sia segnata. E, improvvisamente, quando davvero siamo sicure che certe cose possano avvenire (se le vogliamo veramente), facciamo in modo che i nostri comportamenti portino direttamente lì, davanti alla porta del sogno.

Ed è così che io un pezzettino di quel sogno sono riuscita a realizzarlo, proprio quando nella mia vita stava andando tutto storto o meglio, niente sembrava andare in ordine. Quell’ordine delle cose che pensavamo ci dovesse essere alla nostra età, sempre guardando le aspettative di quella bambina stesa per terra a scrivere e a leggere.

Non sono diventata una scrittrice ma io un libro l’ho scritto per davvero e continuo a fare il mio lavoro che, però, proprio quando ho iniziato a scrivere, è cambiato, migliorando la mia esistenza.

E questo libro a cui tanto sono grata, perché mi ha portato fortuna, è uscito in tutte le librerie il 24 ottobre, proprio il giorno del compleanno della persona che mi ha sempre spronato a scrivere: mia madre.

Inoltre, la mia creatura, l’”Abito da sposa – Manuale di eleganza nuziale” è nata nel 2014, lo stesso anno di mio figlio (la maggior parte del libro andava avanti con il crescere della mia pancia) ed è stato presentato, nell’arco di un anno, a Napoli e a Trieste.

L’ultima presentazione a Trieste è avvenuta venerdì 18 dicembre, grazie allo slancio e alla generosità di una mia nuova e incredibile amica, Francesca, che ha moderato la chiacchierata sul libro in modo che tutti si divertissero e avessero poi voglia di acquistarlo, per leggere tutti i consigli che do sulla scelta dell’abito e, soprattutto, per il mio modo di raccontare i preparativi delle nozze, secondo un punto di vista romantico ma anche disincantato, attuale.

Ogni volta che ho presentato il libro – fino a ora sei volte – quel pezzettino di sogno si risvegliava e copriva di luce qualche sentimento opacizzato dagli affanni quotidiani.

L’ultima presentazione, però, è stata speciale perché ha fatto parte di un progetto condiviso, di un qualcosa in cui non solo io e il mio fantastico editore (Astraea) abbiamo creduto.

C’è stata Sara, la titolare del The Factory Concept Store che ha messo a disposizione il suo negozio originale e – soprattutto – superglam a farci da sfondo, che con il suo divano di design e il tavolino di cristallo sembra fatto apposta per accogliere chiacchiere e libri.

C’è stata Ginger e dalla gentilezza, l’entusiasmo, la creatività, la disponibilità, l’accuratezza della sua titolare Chiara sono nati dei cupcake con due gusti speciali – il maron glacé è andato a ruba! – che hanno chiuso in maniera incredibilmente raffinata una presentazione in cui molto si è parlato di bon ton.

Ci sono state le preziose bollicine di Pra’ del Re che, oltre a esaltare il sapore dei dolci ci hanno permesso di festeggiare in un modo perfetto un Natale in anticipo che quest’anno ha assunto un significato unico: di vicinanza, di affetto, di fiducia, di amore. E, mentre brindavo con chi aveva partecipato, io ho guardato quel bicchiere di meravigliose bollicine e ho pensato che non sarò diventata una scrittrice ma i sogni, anche se a pezzettini, si avverano.

FullSizeRenderIl mio grazie, proprio dal cuore, a tutti coloro che c’erano, fisicamente e con il pensiero.

 

 

 

 

 

In questa foto ci sono due pezzettini di sogni realizzati: le mani del mio bimbo che mi “aiuta” a scrivere le dediche sui libri..

abito da sposa - copie

 

Chiara Gily

Sono una giornalista pubblicista e mi occupo di matrimoni. Mi piace scoprire location, tendenze, collezioni di abiti da sposa e, poi, poterne raccontare.

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