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Pieve di Cento, una destination wedding che non ti aspetti

Teatro Zeppilli

Ci sono dei luoghi che tu pensi possano esistere solo in un mondo ideale.

Forse perché ti scontri troppe volte con una realtà che spesso è ostile e non sempre è pronta ad ascoltare, ad accogliere. Anche se lavori in un contesto dove si ha molto a che fare con i pizzi e le persone felici, i fornitori che ti fanno gli occhi dolci e un clima generale di speranza.

[Eh sì, perché il matrimonio non è anche una scommessa su un futuro che vogliamo sia migliore?]

E invece.

E invece, poi, tu uno di quei luoghi lo trovi e, quando percorri le sue vie e, soprattutto, parli con le persone che ci abitano e lo amministrano, quasi ti penti di quelle volte in cui, nonostante la professione che fai, il disincanto ti attanaglia il cuore.

Quindi, una domenica di fine gennaio, sfidi la malinconia di un treno semi deserto e lo raggiungi quel posto e vai a toccare con mano quelle che prima erano solo immagini di Google ed e-mail piene di cordialità e un inaspettato affetto con un assessore alle attività culturali che, ogni volta che ti compariva il suo indirizzo nella posta in entrata, ti scappava un sorriso largo e autentico.

È stato così che ho raggiunto da Trieste il comune di Pieve di Cento, in provincia di Bologna.

È stato così che ho avuto la possibilità di stringere la mano a persone che quando lavorano non ci mettono solo la loro competenza ma anche tanta passione.

È stato così che ho potuto ascoltare le parole del sindaco Sergio Maccagnani che, quando mi parlava della “sua” Pieve, mi ha fatto fare pace con la parte di me che aveva smesso di credere che potesse davvero esistere un ricambio generazionale in politica e che ci fossero ancora idee nelle quali riporre le proprie speranze.

[Eh sì, perché la politica non è anche una scommessa su un futuro che vogliamo sia migliore?]teatro Zeppilli

A Pieve di Cento non ci sono capitata per caso, ci sono andata per presentare il mio libro. Sono ancora in tour promozionale e in più di un anno ho potuto girare tanto ma, mai prima di allora, ho potuto calcare le orme di una location così speciale per far conoscere L’abito da sposa.

In punta di piedi sono entrata nel Teatro “Alice Zappilli” che, poi, ho scoperto essere disponibile, grazie a una delibera comunale, per la celebrazione di matrimoni con rito civile.

Mi ero ovviamente informata sul teatro, visto le immagini su internet, ma – vi assicuro – la magnificenza di quel piccolo gioiello di storia e architettura, dal vivo, è di rara bellezza.

Mentre ero lì ho pensato a tutte le spose conosciute in questi anni che, o perché non credenti o perché impossibilitate a dirsi di sì in una Chiesa, si sono dovute “accontentare” e hanno dovuto relegare la magia del matrimonio unicamente al ricevimento e non anche alla celebrazione della cerimonia civile. Ho pensato a Francesca, che avrebbe voluto indossare un abito principesco ma che nella sala comunale non era appropriato, mi sono ricordata di Alice, che avrebbe voluto che sua figlia le avesse fatto da damigella ma, si sa, in Comune non è che la cosa sia sempre ben vista, soprattutto per i tempi stretti delle celebrazioni.

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Ho chiuso gli occhi e immaginato matrimoni originali e allo stesso tempo solenni, spose con abiti importanti e invitati vestiti come per andare a una prima teatrale, ma anche nozze casual, con abiti destrutturati, con sposi che amano l’arte e la musica e che vogliono scambiarsi amore eterno in una cornice che li rappresenti.

Ho considerato la versatilità del teatro di Pieve di Cento non solo per gli sposi ma anche per gli addetti ai lavori, che possono avere a disposizione una location dove dare ampio spazio alla loro creatività e rendere felici gli sposi con matrimoni unici.

Di speciale il mio libro non ha avuto solo quel palcoscenico così prezioso ma anche un interlocutore particolare: l’assessore alle politiche culturali Angelo Zannarini che è stato artefice di una chiacchierata piena di spunti e che ha strappato più di una risata tra il pubblico, dove c’erano, tra gli altri, amici emiliani e romagnoli che non vedevo da più di dieci anni e che hanno cambiato i programmi della loro domenica pomeriggio anche solo per un abbraccio post presentazione e che “ma tanto Pieve è così bella, è vicina e ben collegata, vengo di sicuro”

[Eh sì, perché l’amicizia non è anche una scommessa su un futuro che vogliamo sia migliore?]

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Chiara Gily

Sono una giornalista pubblicista e mi occupo di matrimoni. Mi piace scoprire location, tendenze, collezioni di abiti da sposa e, poi, poterne raccontare.

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